A journey into the sacred landscapes of prehistoric Armenia, “Embers of the Sun” evokes the spirit of a primeval world transfigured by monuments of mysterious origin: rock art found in the desolate volcanic wastes of the Geghama and Syunik mountains, solitary monoliths and cyclopean tombs in rural fields, and the megalithic complex of Zorakarer; vestiges of a lost Bronze Age cosmology that haunt the modern mind.

The aesthetics of analog video – the cinematic equivalent of watercolor or polaroid – express the otherworldly presence of the monuments and the numinous, terrifying beauty of the spaces they address. Equally integral is the soundtrack by the British group Urthona, taken from the album “Urthona plays Atlantis?”, a collaboration of the band with celebrated musician, writer and prehistorian, Julian Cope. Neil Mortimer’s thundering guitar, Michael York’s ethereal duduk, and Cope’s ritualistic percussion conjure up a vanished world that mirrors the film’s images in sound: the vastness and majesty of the mountains, the raw energy of the elements, the intimation of ancient powers, cosmic and chthonic.

At once lyrical documentary and archeological sci-fi, “Embers of the Sun” is an apocalyptic vision of the future in the past. In the prehistoric landscape it sees a post-historic world where civilization ends where it began: an event horizon through which we disappear, whether by ecological disaster, famine, plague, or genocide, leaving only relics of our dreams behind.

Directed by Zareh Tjeknavorian
Edited by Alina Tjeknavorian
Cinematography by Vahagn Ter Hagopian
Music by Urthona

Documentary/Cine-poem/Occult Geography

12 minutes 27 seconds

No dialogue

***ITALIAN***

“Braci del Sole”

Un viaggio nei paesaggi sacri dell’Armenia preistorica, “Braci del Sole” evoca lo spirito di un mondo primordiale trasfigurato da monumenti di origine misteriosa: arte rupestre rinvenuta nelle desolate distese vulcaniche dei monti Geghama e Syunik, monoliti solitari e tombe ciclopiche nei campi rurali e il complesso megalitico di Zorakarer; vestigia di una cosmologia perduta dell’età del bronzo che infestano la mente moderna.

L’estetica del video analogico – l’equivalente cinematografico dell’acquerello o della polaroid – esprime la presenza ultraterrena dei monumenti e la bellezza numinosa e terrificante degli spazi che affrontano. Altrettanto integrale è la colonna sonora del gruppo britannico Urthona, tratta dall’album “Urthona plays Atlantis?”, una collaborazione del gruppo con il celebre musicista, scrittore e preistorico Julian Cope. La tonante chitarra di Neil Mortimer, l’etereo duduk di Michael York e le percussioni rituali di Cope evocano un mondo scomparso che rispecchia nel suono le immagini del film: la vastità e la maestosità delle montagne, l’energia grezza degli elementi e l’intimazione di antichi poteri, cosmici e ctonio.

Al tempo stesso documentario lirico e fantascienza archeologica, “Embers of the Sun” è una visione apocalittica del futuro nel passato. Nel paesaggio preistorico vede un mondo postistorico in cui la civiltà finisce dove è iniziata: un orizzonte degli eventi attraverso il quale scompariamo, sia per disastro ecologico, carestia, peste o genocidio, lasciando dietro di noi solo le reliquie dei nostri sogni.